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Il fotovoltaico congelato in Italia

(Paolo Romani, ministero al sotto sviluppo)
Fino a quando il ministero dello sviluppo economico era senza ministro, con l’interim di Berlusconi, almeno eravamo sicuri che la situazione industriale era ingessata.
Purtroppo ora è arrivato Romani, che per giustificare la sua presenza ed incentivare la produzione da fonti “alternative” alle rinnovabili (ebbene sì, siamo sempre avanti), si accinge a distruggere un settore che quest’anno ha fatto lavorare qualcosa come 150 mila persone, ed è l’unico settore in crescita nel nostro paese.
Gli impianti fotovoltaici sono un settore completamente nuovo che in pochi anni, grazie alla politica degli incentivi, ha permesso pesanti finanziamenti da parte di fondi e gruppi economici. In questo momento in Italia ci sono 50 miliardi di euro investiti in sistemi di produzione di energia rinnovabili. Non solo, ci sono altri aspetti interessanti legati alle attività economiche: il settore del movimento terra e del noleggio mezzi dichiara un incidenza altissima di fatturato legato al fotovoltaico, alcuni operatori hanno fatturato anche il 60% dell’anno nel settore.
Un dispiegamento economico enorme, sull’onda delle stesse esperienze nel resto dell’Europa che vede l’Inghilterra come prossimo focus per il mercato del fotovoltaico. In un paese in cui la produttività solare è decisamente più bassa della nostra.
Ci sono altri aspetti molto interessanti da ricordare: mentre infuria la rivoluzione del mediterraneo i paesi più penalizzati in un primo ed un secondo tempo sono proprio quelli come il nostro che non si sono preparati alle alternative non fossili dell’energia. Tra lungaggini burocratiche ed autorizzative (anche due anni per costruire l’impianto a terra) molti investimenti andranno in fumo. Non è allarmismo, molti fondi e banche hanno congelato di fatto le loro partecipazioni.
I MOTIVI DEL CONGELAMENTO
Basta leggere il decreto per capire la linea politica del ministero, che intende uccidere centinaia di aziende che hanno investito nel settore. Perché questo?
La prima affermazione è “intendono puntare sul ritorno al nucleare” ed investire le nostre bollette sull’atomo. Vero, ma come minimo la prima centrale non sarà in grado di funzionare prima di 10-15 anni, sempre che il referendum promosso da Italia dei Valori per chiudere il capitolo non li faccia ritornare sui loro passi.
Scendendo nel dettaglio la ragione può essere il taglio richiesto nella finanziaria di Tremonti. Quella che invece di andare a recuperare il sommerso si accontenta di uccidere piano piano tutto il paese per minori investimenti sul territorio e negli enti locali strozzati nei bilanci. Al ministero sapevano di avere una certa capacità di investimento nell’energia verde, che di fatto è già terminata.
Avrebbe molto più senso questa seconda ipotesi, anche se non ha tanta lungimiranza strategica nel settore energia e ci mette ancora di più nelle mani degli speculatori del “fossile”.
La terza ipotesi è che, tolto Romani che è lì per motivi che non hanno nulla a che fare con le sue competenze, al ministero non abbiano nemmeno idea di cosa sia il settore fotovoltaico, il fatto che quello che investiamo in energia verde ci ritorna due volte e nemmeno quante persone lavorano oggi nel settore.
Purtroppo anche questa terza ipotesi è molto probabile.
Non ci sono molte scuse per la follia che si va per compiere: è una linea politica controproducente per tutti.
Si è discusso molto sul raggiungimento della cifra tetto stabilita dal conto energia, cioè gli 8000 MW di impianti, decisamente inferiore alla cifra di 50000 MW della Germania per il 2020.
Non è però un dato realmente raggiunto, e forse non lo sarà mai.
Questo perché questa quota in kw non è realmente installata, ma l’ENEL ha ricevuto solo le richieste di allaccio. In realtà il dato ad oggi più plausibile si aggira intorno ai 3800 installati.
Se per qualche ragione era necessario ridurre il mercato (anche se in realtà chi paga sono i contribuenti tutte le volte si pagano le bollette elettriche) si potevano fare altre scelte.
DETRAZIONI FISCALI PER RISPARMIO ENERGIA
Le detrazioni del 55% funzionano bene, molto bene, ma la mancanza dei controlli permette di gonfiare le lavorazioni: di fatto c’è chi in 5 anni è riuscito a recuperare il 100% delle ristrutturazioni fatte. Ma parlare di controlli nel nostro paese è come parlare di carne con un vegetariano. Fastidioso.
CAMPI FOTOVOLTAICI A TERRA
Uno degli aspetti più criticati, secondo me a torto, sono gli investimenti su campi agricoli del fotovoltaico. Parliamo anche di impianti (un numero molto limitato) di centinaia di ettari e di decine di milioni di euro in investimenti. Il decreto mette al riparo da questi impianti troppo estesi, ma se proprio era questo il problema bastava limitare drasticamente le autorizzazioni facendo cambiare i piani regolatori i comuni e bloccando gli impianti sul terreno agricolo sopra una certa estensione. Bastava semplicemente cambiare la destinazione urbanistica in “zona di produzione energia” in certe zone stabilite per evitare parecchi problemi.
L’ENEL così non sarebbe più costretta a servire aree di difficile distribuzione elettrica con risultati scadenti in termini di efficienza di trasporto dell’energia, una volta accordati con i comuni del territorio. Inoltre si poteva evitare di avere impianti troppo grandi in mano alla speculazione.
SPECULAZIONE
Una volta stabilite le aree verrebbero meno anche alle diverse speculazioni: i rialzi sull’affitto della terra, la vendita di pacchetti di autorizzazioni tra professionisti e i “regalini” ai comuni per autorizzare le aree.
Il nuovo decreto invece si butta a peso morto verso questi sistemi. Avendo davanti dei limiti annuali di quote di fotovoltaico incentivabile c’è chi si preparerà per acquisire ogni diritto sui kw installabili, per poi rivendere al miglior offerente, tagliando dal mercato i piccoli investitori e gli investimenti “in scambio”, quelli che utilizzavano gli impianti fotovoltaici per coprire solo il loro fabbisogno.
IVA al 20%
Un’altro degli elementi quantomeno discutibile e l’IVA agevolata. Dato che ci sono gli incentivi alla produzione non è certo indispensabile avere anche l’IVA al 10%, non stiamo parlando di un settore in crisi o con gravi problemi strutturali come l’edilizia. il 10% di investimentI per milioni di euro potrebbero essere convogliati nel sostegno del settore e potrebbe ammortizzare i costi pubblici del fotovoltaico per il primo anno di installazione.
INCENTIVARE GLI IMPIANTI IN SCAMBIO
Era necessario continuare a tutelare gli impianti su tetto di chi desiderava coprire i propri consumi, era sufficiente differenziare il tetto di incentivazione sulle due aree: scambio o cessione totale, riducendo la seconda in favore della prima.
Le idee non mancano, nel settore in molti si sono fatti parecchie domande sul rendimento degli incentivi italiani (troppo alti rispetto tutti gli altri conti energia in europa, in grado di garantire rendite sull’ordine del 10%). Gli unici a non essersi accorti di niente sono stati quelli del ministero, occupati probabilmente nel capire se il carbone poteva tornare alla grande nel mercato energetico italiano, che probabilmente non si sono resi conto né dello sviluppo del settore, né delle quote di mercato energetico vertiginose raggiunte con le rinnovabili.
Più energia produciamo senza carburanti fossili meno siamo costretti a dipendere dai mercati esteri, più volatili che mai, per la nostra energia. Potremmo evitare di rivedere scomodi baciamano del nostro presidente, ed anche trattare con pericolosi dittatori dell’est europeo.
Potremmo fare a meno di mostri ambientali come centrali turbo-gas a petrolio.
Se solo ci fosse qualcuno nel nostro governo con la capacità di vedere quello che sarà il nostro paese tra 20 anni.
D’altra parte hanno nominato un vecchietto di 85 anni all’agenzia per il nuclare. Segno di quanto gli uomini del presidente riescono a vedere lontano.
Il disastro dei grandi eventi
(Come dovrebbe essere l’ex distretto NATO della Maddalena)
Visto che è di questi giorni l’indagine del post-non-G8 della Maddalena ne approfitto per scrivere due righe, non in merito alle indagini. Il punto è su come, non solo in Italia ma in tutto il mondo, finiscono le opere realizzate per i grandi eventi.
Gli investimenti faraonici per olimpiadi, eventi internazionali e altro, fanno quasi tutti la medesima brutta fine, cadendo nell’anonimato appena le luci si spengono.
I fatti della Maddalena, accompagnati da uno sperpero senza precedenti di denaro pubblico, sono un’esempio calzante della mancata programmazione dei lavori e di gestione dei budget: i ritardi e la carenza di fondi hanno tagliato le gambe ad un opportunità per parte dell’isola.
E le strutture delle olimpiadi invernali di Torino? Piste abbandonate, alberghi chiusi e strutture sportive irraggiungibili oltre che ricadute pesanti sull’ambiente. (1) (2) (3)
(Pragelato, una delle città olimpiche di Torino)
Anche fuori dal nostro paese le cose non cambiano, i miracoli architettonici Cinesi delle olimpiadi sono stati completamente dimenticati, lasciando le strutture olimpiche in semi abbandono. (1)
(lo riconoscete lo stadio? Ora viene usato una o due volte all’anno)
Gli investimenti hanno raggiunto gli obiettivi preposti?
In parte si, dove sono state riqualificate aree degradate (Torino è un’esempio), in parte siamo vicini al fallimento totale (dove le strutture erano nuove ed isolate dai legittimi percorsi). Il nuovo funziona se attrae, altrimenti l’investimento è un disastro annunciato.
L’unica cosa che sembra incoraggiare una politica di questo genere è la speculazione finanziaria, dato che finiti gli eventi non ci sono nuovi posti di lavoro.
Consiglio comunale del 12-10-2009
Ciao a tutti,
lunedì scorso abbiamo avuto un consiglio comunale abbastanza ricco.
Le delibere riguardavano in buona parte le partecipate del comune di Forlì e vi posso assicurare che non è stato facile.
Entriamo nei particolari
Assemblea dei soci Hera
All’assemblea gli ordini del giorno importanti sono almeno due. Il primo è l’aumento di capitale e il secondo l’acquisizione delle reti di alcuni comuni che le “vendono” (faro un post apposito più avanti per spiegare quanto sono furbi gli amministratori romagnoli).
Per questa delibera io e Tommaso siamo andati direttamente dal sindaco per capire cosa voleva fare. La sua risposta è quella che poi ha dato in consiglio comunale, cioè che preferiva non fare sgarbi sulle reti degli altri ma liberare il comune su altri aspetti dalla multi utility.
Infatti una delle delibere era l’acquisizione da parte del comune di Forlì delle azioni di AGESS in mano ad Hera, atto molto più importante per Forlì delle reti comunali degli altri. Agess è l’agenzia di controllo dell’energia, tema che avrà nei prossimi anni un ruolo molto importante nella vita di tutti, e che il comune di Forlì avrà al 25% spazzando via Hera (unico privato nelle quote della società). Per noi era un passo importante, per questo l’abbiamo ribadito anche in consiglio, in quanto elimina il controllato dalla gestione del controllore…
Hera era presente anche in un’altra delibera urgente, riguardante l’ampliamento del depuratore. Hera sostiene che il depuratore in via grigioni sia sotto-dimensionato per le richieste del territorio, per questo motivo ha bloccato tutte le autorizzazioni ai nuovi allacci delle acque in parte della città. Al bar si dice che è un ricatto, in comune si è cercato di risolvere la questione. Abbiamo ovviamente votato di si alla richiesta, anche perchè non si poteva fare il contrario…
L’altro argomento importante è AVM, “Area Vasta Mobilità” (nemmeno i nomi sanno più fare…), cioè la fusione di tutte le società di trasporto pubblico romagnolo in un unico gestore.
Ci sono lati positivi e negativi in questa scelta, l’importante è che l’ATR (il gestore del servizio pubblico) rimarrà indipendente dall’azienda.
Eco-incentivi rimozione amianto 2009
Tra il 28 e il 30 ottobre la regione (Emilia Romagna) attiverà un bando per il contributo allo smaltimento di amianto per le PMI.
La domanda è da presentare online, ma i tempi sono abbastanza stretti.
Qui sotto trovate un riassunto del bando con i principali criteri di accesso, le tappe e le modalità di finanziamento.
Il bando è perfettamente compatibile con l’installazione di impianti fotovoltaici e quindi il conto energia.
La fine della socialità
A forza di parlare di certi argomenti si scopre che spesso e volentieri hanno una radice unica.
Di per sè ci sono una serie di fatti ed argomenti collegati uno con l’altro da un unico filo conduttore: la difficolta di vivere il nostro territorio.
Succede con la nostra Piazza Saffi.
Succede nelle periferie.
Succede anche nei piccoli paesi, dove una generazione se ne stà gradualmente andando, ma la nuova non riesce ad interagire con il proprio territorio.
Faccio un’esempio, ci sono centinaia di accordi tra le istituzioni e gruppi di cittadini per la salvaguardia del territorio. Ma piano piano queste associazioni smettono di funzionare una per una, come nel domino. Non sarebbe un problema, se queste associazioni non si fossero occupate per anni di mantenere in buone condizioni il proprio territorio (boschi, fiumi, ma anche strade o altro).
Il danno comincia a farsi sentire, e le istituzioni non hanno la forza per sostituirsi alla gente che seguiva con cura alcune parti del territorio. Ma la colpa ricade comunque sulle istituzioni “che non ci sono”.
Un’altro esempio è il centro storico di Forlì. Non c’è mai stata gran vita tra i corsi che portano in piazza Saffi la sera, dato che non c’è quasi nulla di aperto, ora si aggiunge l’idea che se vai in piazza la sera, come minimo, verrai derubato.
Il risultato è che la gente non si muove di casa. Eppure la sera in centro c’è un dispiegamento di forze dell’ordine non indifferente, che porta a pensare che in realtà lo stato il suo dovere lo svolge.
Non ci sono più nemmeno i vandali sotto il chiostro di San Mercuriale.
Il quadro è facile da individuare. Abbiamo problemi a stabilire contatti sociali, dato che spariscono i luoghi per farlo. E questo provoca una serie di eventi a catena che non siamo in grado di controllare (paura, diffidenza, ecc..).
Invece di spendere soldi in ronde, telecamere o altre diavolerie potremmo impegnarci a spendere tempo per vivere dove abitiamo, iniziando a spazzare il nostro marciapiede, senza sentire il bisogno che “l’istituzione” lo faccia per noi. Lo stato siamo noi e la nostra socialità, ed ancora quella non l’abbiamo privatizzata.
Intanto tiriamo fuori la scopa dal garage… chissa che non ci venga voglia di tornare a fare due chiacchiere con il nostro vicino di casa.


