PostHeaderIcon Il potere del contesto

Leggevo oggi un lungo articolo di Boeri su Abitare (una delle mie letture preferite) su come la professione di architetto sia in confusione dopo alcuni casi in cui architetti, molto quotati, sono stati coinvolti o indagati per turbativa d’asta e altri reati simili.
Nell’articolo si affrontano le problematiche (chiamate molto appropriatamente “voragini”) che l’architetto deve affrontare davanti all’edilizia pubblica.
L’editoriale è molto bello, e sviscera le difficoltà in maniera molto severa.
Ho scritto a Boeri per considerare un’aspetto che secondo me non è stato affrontato ma che mi risulta molto importante.
Il contesto.
Non affrontare il problema del contesto in cui accadono certi episodi significa trovarseli davanti immediatamente dopo pensare di aver risolto il problema.
“Egregio Arch. Stefano Boeri,
sono a tornare sul suo bellissimo editoriale di Gen 09 in cui esamina la situazione di degrado morale che affronta la sua professione. Faccio politica, e capisco bene come purtroppo ci vuole poco per “cadere in tentazione” da parte di tutta la catena politica e professionista.
Per questo sono d’accordo con lei quando dice che è veramente difficile “fare solo il proprio mestiere”.
C’è un aspetto che però penso abbia sottovalutato nella sua analisi. Il contesto in cui avviene questo degrado, che devono affrontare tutti e non solo gli architetti.
Politici, medici, avvocati, imprenditori, si trovano tutti nella stessa gabbia. Tutti si ritrovano in una situazione grottesca per cui è più facile fare scelte “a favore di qualcuno” che non “a favore della cittadinanza”. Alternativa è trovare dei muri davanti, invalicabili.
Faccio un piccolo esempio sulla classica “broken window” per cui se una finestra viene rotta e la finestra non viene sostituita la gente comincia a percepire l’assenza di regole. Se ne viene rotta un’altra ed un’altra ancora il senso di insicurezza scenderà ancora provocando crimini via via più pericolosi.
Vedendola in quest’ottica questo è quello che succede da un po’ nel nostro paese, abbracciando tutte le professioni. Il senso morale è sceso, piano ma in tutti i settori.
Nessuno ha la responsabilità totale di quello che avviene: né la politica, né l’imprenditoria, né tanto meno l’architettura.
Il contesto in cui avviene questo degrado è un mostro, a cui tutti si piegano perché “così fan tutti”.
Per questo motivo penso che da questo labirinto non si possa uscire “comparto per comparto”, perché non c’è deontologia professionale che tenga, ma avendo la capacità di guardare il contesto da altre prospettive.
Per inciso, Bratton fece cancellare graffiti nella metropolitana di New York (in modo che fosse sempre pulita), raccogliere cartacce, rifare intonaci e ripulire costantemente le carrozze. In principio la teoria fu presa per folle. Poi arrivarono i primi risultati: in un luogo pulito la gente fa più fatica a buttare cartacce, e dove non butti cartacce magari non fai graffiti, dove non fai graffiti forse non fai piccoli illeciti.
Dove non ci sono piccoli reati, è difficile che avvengano reati maggiori come omicidi o rapine.
Si può’ pensare di trasportare questa teoria nella classe dirigente della socialità italiana?

Per approfondire il tema del contesto vi linko alcuni articoli di Luca Baiguini: 123

Spero di riuscire, sul tema del contesto, di fare alcune proposte per Forlì.

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